Basta teatrini politicanti, una campagna sui progetti, con obiettivi praticabili.. Costruiamo così la sinistra

Pisapia abbraccia la Boschi, ma a vedere bene abbraccia Renzi. Sul piano simbolico la cosa é inquietante. Ma quando afferma dal palco della festa del PD, di trovarsi a casa sua, rende evidente che la sua ”mission” è far rientrare dalla finestra ciò che è uscito sbattendo la porta. Insomma neutralizzare gli effetti potenzialmente dirompenti della scissione di Bersani e D’Alema, che pure nei territori inizia a raccogliere importanti adesioni.
Pisapia lavora per conto di Renzi, poco centra che sia una persona a modo, gentile, non importa la sua storia politica, non conta se lo si é incontrato in Democrazia Proletaria, poi in Rifondazione, poi in SEL… , purtroppo non é l’unico. Nel gruppo dirigente Pd appena nominato da Renzi possiamo trovare Titti Di Salvo, ex dirigente di Sinistra democratica , responsabile mamme, oppure Sergio Boccadutri, tesoriere (quando giravano tanti soldini) nel Prc e poi in SEL, all’ innovazione.
Dobbiamo prenderne atto e non cruciarsi ulteriormente, occupandoci subito d’altro.
Ci siamo presi il compito, per nulla semplice e scontato, di lavorare per costruire una grande e plurale soggettività politica di sinistra, per governare su basi alternative il paese.
Pisapia è ostile ad una sinistra anti liberista e prova a dividerci, noi dobbiamo rilanciare i contenuti, spostare la discussione sui problemi, sugli strumenti da darci per raggiungere le soluzioni.
Dobbiamo farlo portando la discussione lontana dal teatrino dei politicanti, dei professori e dei professionisti degli appelli, tornando ad incontrare le persone nei quartieri, nei piccoli paesi, nei luoghi di lavoro e di studio.
Dobbiamo farlo prima che la foga elettorale renda tutto più difficile.
Sul terreno della rappresentanza, ovvero elettorale, credo si debba definire senza troppa enfasi, che riconquistare un base di consenso tra un elettorato sbandato e una grande massa di popolazione che non vota perché convinta (non senza ragioni) che le istituzioni non siano in grado di dare loro risposte, non può avvenire certo presentando tre liste a sinistra del PD.
È quindi vitale che tutti si lavori per una unica lista della sinistra, alternativa sul piano nazionale al governo e al Pd.
Non perché abbiamo come obiettivo sconfiggere il “male” di turno Renzi, bensì perché vogliamo far vincere politiche che mirino alla crescita dei salari, alla riduzione dell’età pensionabile, all’ avvio al lavoro di milioni di giovani.
Un piano strategico che sottragga le risorse che oggi il governo PD ha destinato alle speculazioni private, ai tramacci dei banchieri, alle spese militari, alle grandi opere che devastano il territorio, per destinarle a settori strategici che oggi le politiche subalterne alla Bce e al Fondo Monetario hanno destrutturato, in particolare la scuola, la sanità e assistenza.
Non attardiamoci al passato, molti che oggi alzano gli scudi contro D’Alema dimenticano che mentre le bombe cadevano su Belgrado erano comodamente seduti nelle poltrone ministeriali, e sulle stesse comode sedie si trovavano in ancor maggior numero quando passarono i decreti Treu, padri dello sfacelo e della precarizzazione del lavoro.
Il radicalismo senza pratiche oggettivamente radicali e utili ai soggetti sociali a cui ci rivolgiamo, non è nemmeno testimonianza.
Ma è altrettanto vero che le accuse di estremismo rivolte a sinistra, vanno rigettate al mittente.
Milioni di poveri, salari da fame, pensionati e anziani abbandonati a se stessi, generazioni di giovani distrutte e private di ogni futuro: chi sono gli estremisti?
Sfidiamo tutti a guardare avanti ad esprimersi sui nodi dell’ oggi, perché questi segneranno i prossimi vent’anni.
Lavoriamo perché questo sia un percorso condiviso dove nessuno escluda nessuno.
Un appello va rivolto ai gruppi dirigenti di Sinistra Italiana, non attendiamo ulteriormente, sia sul terreno della costruzione di un soggetto unitario, che su quello dell’ insediamento e radicamento del Partito.
Devono essere investite intelligenze e risorse nel radicamento del Partito affinandone il profilo politico e culturale.
Sinistra Italiana deve smarcarsi da una pratica che ha trasformato le strutture periferiche e la militanza, in comitati elettorali
In questi ultimi giorni bene ha fatto il nostro segretario Fratoianni a mettere la parola fine alle inutili illazioni, battute, polemiche vere o inventate, indicando il terreno del confronto progettuale come unica cosa urgente e utile.
Sapendo bene che l’idea del civismo consapevole é importante ma che un partito ha il compito di passare dal concetto di partecipazione a quello del protagonismo.
Prendiamo un esempio.
Abbiamo indicato sul nodo del lavoro, dei diritti, del salario, della lotta al Job Acts nelle sue diverse forme, nella lotta contro la disoccupazione e in definitiva per una nuova qualità del lavoro sostenibile, uno dei nostri capisaldi.
Ma come declinare ciò sul terreno delle pratiche e dei luoghi?
Cosa potremmo fare per la bonifica delle aree di Porto Marghera, per evitare che diventino il vero affare capitalistico per i pescicani che da anni gravitano famelici, senza portare nemmeno una nuova realtà occupazionale? Come ci muoviamo contro la presenza del lavoro “paraschiavistico” alla Fincantieri di Marghera?
Siamo in grado di avere un quadro realistico del settore manifatturiero (a partire dalla provincia di Venezia che ci riguarda, come il Veneto, in modo diretto) e quindi avere una lettura attendibile delle realtà di crisi sulle quali aver qualcosa da dire?
Insomma il pensare globalmente e l’agire localmente.
Abbiamo bisogno di una visione di partito che non centralizza tutto, non delega ai dirigenti, ai leader, ai deputati, tutto l’impegno ma che, invece, chiede a tutte le compagne e a tutti i compagni di essere soggetti attivi, di portare il loro granello.
In questi anni l’idea piccolo borghese del modernismo, ha trasformato gran parte dell’attivismo è della militanza, in tifoserie, in spettatori rancorosi, passivi e diffidenti.
Proviamo ad invertire la rotta (almeno un po’?).

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