Ambiente NO AL PROSCIUGAMENTO DEL LAGO DI CENTRO CADORE

BRENTONI

Un’azione legale contro lo svuotamento del lago del Centro Cadore. Lo ha presentato L’Unione Montana del Centro Cadore che ha dato il via libera all’unanimità all’esposto-denuncia alla Magistratura.
Ogni estate il livello dell’acqua cala di quasi 20 metri e il lago diventa quasi un canale di scorrimento del Piave producendo, denunciano i sindaci del Centro Cadore che hanno sostenuto l’iniziativa legale (Calalzo di Cadore, Pieve, Perarolo, Domegge, Auronzo, Lorenzago, Lozzo, Vigo), danni ambientali, turistici, economici e d’immagine a tutto il Centro Cadore.
Con questa azione l’Unione Montana non procede nei confronti di nessuno, ma segnala una forte situazione di degrado. Sarà la magistratura ora ad accertare le responsabilità e l’entità del danno, anche se in molti puntano il dito contro l’Enel, l’Autorità di Bacino e gli enti incaricati dello svuotamento del lago.
Tre gli aspetti in discussione: la “laminazione”, lo sfruttamento idroelettrico e quello irriguo.
L’effetto di laminazione delle portate di piena consiste nel progressivo abbassamento del colmo di piena via via che il fenomeno prosegue da monte verso valle. La laminazione serve per prevenire le piene.
La Regione Veneto nonostante il piano stralcio sulla sicurezza idraulica del fiume Piave sia stato approvato già nel 2009, da 15 non si adegua alle mutate condizioni.
Nel corso degli anni, l’abbassamento del livello delle acque ha provocato il velocizzarsi del processo di interramento provocando la riduzione della capacità da 64 a 45 milioni di metri cubi. Da aggiungere che l’Università di Padova ha definito irrilevante la laminazione del lago, considerata non adeguata a contenere eventuali piene del Medio basso Piave.
Lo sfruttamento idroelettrico: la questione è certamente in primo luogo politica ed ha al centro la rapina imposta dalle lobby, che hanno sempre fatto carta straccia di ogni clausola di garanzia dell’indipendenza energetica del Veneto. La prima concessione è del 1952 e viene data alla SAVE (ora Enel). Ma contemporaneamente veniva imposto che il bacino producesse solo energia elettrica e che dal 15 giugno al 30 settembre di ogni anno venisse fatto obbligo al concessionario di non effettuare svasi troppo rilevanti, se non richiesti da inderogabili necessità industriali, proprio in virtù della (già allora) riconosciuta maggiore importanza turistica e panoramica del bacino di Pieve.
Quindi l’uso irriguo non era previsto. Nel 1957 sono stati modificati tutti i disciplinari introducendo la quota di derivazione a scopi irrigui per tutte le concessioni, comprendendo anche il lago del Cadore che invece aveva clausola di salvaguardia ambientale. La concessione è scaduta nel 2007, ma nel 2009, invece di passare la
competenza alla Provincia, l’ Enel ha riottenuto le concessioni che scadranno quindi nel 2029.
Come Sinistra Veneta pensiamo che le rivendicazioni della montagna Cadorina siano sacrosante: il lago di Centro Cadore ha oramai una vocazione turistico paesaggistica predominante e la rapina dell’acqua risulta penalizzante per le Comunità dolomitiche.
L’energia prodotta grazie all’acqua bellunese serve soprattutto alle produzioni della pianura, l’acqua spesso viene sprecata da un’insensata agricoltura industrializzata che utilizza tecnologie di irrigazioni obsolete. A chi vive e lavora in Montagna non rimane niente

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