Il salto del Grillo nella pancia del neofascismo europeo


di Roberto Mapelli Associazione Puntorosso

Il salto del Grillo nella pancia del neofascismo europeo
La Repubblica ci racconta di una “riunione segreta” tra Casaleggio e Salvini; ed oggi il M5S si appresta al Senato ad astenersi (cioè a votare contro) lo “ius soli”, in compagnia dela Lega.

Nel cosiddetto “populismo” europeo, il M5S sembrava una anomalia, soprattutto perché alcuni suoi contenuti, e soprattutto la sua base attiva, non era classificabile come destra estrema e fascistoide, come invece è tratto comune in Europa, dall’Ungheria, alla Germania, all’Austria, fino alla Francia della Le Pen.
Per questo molti vedevano l’ipotesi di una accordo tra Grillo e Salvini, tirato in ballo come possibile sciagura, ad esempio, da Massimo D’Alema, come una boutade assai poco probabile.
Ora però assistiamo ad una cosa molto indicativa e preoccupante: sulla scorta del flop elettorale alle recenti amministrative e nel balzano tentativo di rilanciare la sciagurata e insipiente giunta e sindaca romana, Beppe Grillo si è spinto molto più in là rispetto alle gia viste uscite paraxenofobe del recente passato. Ha stavolta delineato un vero e proprio schieramento del Movimento con quelle parti sociali del Paese che considerano immigrati clandestini, mendicanti, rom, e in generale, i poveri, come dei rifiuti sociali, come quelli che “se la sono cercata”, e che rappresentano un peso per la società, e che vanno considerati “fuori” (così ha detto) da ciò che dobbiamo definire come popolo. Cioè assistiamo alla classica torsione fascista del populismo. Il popolo contro la classe; il popolo unito (ricchi e poveri) contro i parassiti (qualche finanziere, magari ebreo e cosmopilita, e la grande massa degli esclusi sociali). Non so se Grillo legga Spengler o Ernst Junger (forse leggiucchia solo qualche pagina di Fusaro), ma l’assonanza precisa con la tradizione della destra fascista è netta. E su queste basi “culturali” e “spirituali” la strada per l’abbraccio con Salvini va ben al di là della mera convenienza elettorale o politicista. Lega il disprezzo per l’organizzazione sindacale dei lavoratori con la loro esaltazione come corpo produttivo (operai e padroni insieme) contro gli improduttivi finanzieri e politici, sindacalisti e pubblici impiegati fannulloni, insegnati terroni che vogliono sempre trasferisi vicino a casa per non far nulla, giovani inetti e “debosciati” che non fanno i lavori che lasciano agli stranieri clandestini, etc…
Già Casaleggio padre aveva trasferito questo schema a livello planetario prevedendo, nel futuro prossimo, una salutare “riduzione” della popolazione mondiale, ovviamente della parte più povera, ma ora il cerchio si chiude.
Che ne pensano, e che ne penserammo nei prossimi tempi, i milioni di elettori e le migliaia di attivisti del M5S che erano e si considerano di sinistra? Che hanno rappresentato l’anomalia e che in modo genuino hanno pensato che il M5S potesse “terremotare” il penoso e delinquenziale quadro politico italiano per cambiarlo verso qualcosa di onesto e di più giusto socialmente? Credo che potranno trovarsi in fortissima “libera uscita” e diretti velocissimamente verso l’astensione (già alla ultime amministrative questo fenomeno è stato evidente). Sta ad una sinistra seria intromettersi in questa fuga e risultare credibile, oltre che in alternativa al neoliberismo, anche a questo volto sempre più fascistoide del cosiddetto populismo anomalo italiano. Forse qualche energia in più in questo senso andrebbe spesa, magari smettendo di inseguire formule politiciste e mitici popoli di centrosinistra che da molto tempo, nel popolo italiano vero, si sono estinti, di fronte alla durissima prova della crisi sociale, economica e culturale degli ultimi 10 anni.
In Europa già sta succedendo e, ad esempio, Corbyn ha “svuotato” l’Ukip: almeno proviamo a copiare.

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