Lavoro 2016 ,  la luce in fondo al  tunnel?  VENETO E CRISI AZIENDALI

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Non bastano i toni trionfalistici e gli atti di fede per far finire la crisi. Ne parlavamo anche sul numero di Novembre di “Glocale”, la propaganda forse può nascondere le crisi aziendali e i problemi dell’occupazione, ma  certamente non li cancella.
Abbiamo sempre pensato che non si può uscire dalla crisi strutturale semplicemente puntando sulla precarizzazione generalizzata del lavoro, massimizzando i profitti e sfruttando in modo parassitario le risorse dello Stato distribuite a pioggia quali incentivi.
I dati del report di Veneto Lavoro (gennaio-dicembre 2015) ci dicono che le imprese  del modello Veneto continuano a soffrire

Stati di crisi   611
Lavoratori coinvolti                 18.568
Imprese con CIGS                               572
Imprese con licenziamenti collettivi          604
Ore di Cassa integrazionevOrdinaria(Cigo)    12,5 milioni
Ore di cassa interazionestraordinaria (Cigs) autorizzate 27,7 milioni
Lavoratori coinvolti nella cassa in deroga             15.978
Lavoratori licenziati e messi in mobilità               5.340
Lavoratori in mobilità                       25.903

Nel primo semestre 2015 i lavoratori licenziati al di fuori delle procedure collettive (essenzialmente piccole imprese) risultano persino in aumento rispetto all’anno precedente, raggiungendo la cifra di 16.365. 
Da gennaio 2009 a settembre 2015 le stati aziendali di crisi aperti sono stati 9.826 così divisi per provincia:
Belluno      343 
Padova    2106
Rovigo       445
Treviso    2142
Venezia    1812
Verona     1250
Vicenza    1718

La disoccupazione nel 2015 risulta in calo dello 0,5%. Ufficialmente è al 6,6%: oltre 360.000 disoccupati su una popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 65 anni di circa 3.600.000.
Analizzando i dati risulta che in realtà siamo vicini al 10% visto che aumentano le persone che non rientrano nelle statistiche dei disoccupati perché sono costrette a vivere di espedienti o hanno rinunciato a cercare lavoro.
Dati che evidenziano una struttura produttiva fragile, aziende schiacciate dalla voracità dell’usura bancaria e rese impotente dall’assenza di un grande piano strategico per il lavoro e la piena occupazione.  
Ma anche la conferma che aver fondato le proprie fortune sui bassi salari non ha portato lontano i nostri tanto celebrati imprenditori veneti.
Comincia così il 2016 e la luce in fondo al tunnel rimane un miraggio.

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