LIBERI E UGUALI: CON L’OTTIMISMO DELLA VOLONTA’

Nella giornata di martedi 13 dicembre, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la “Nota di Aggiornamento del DEFR”, il Documento di analisi ed indirizzo economico finanziario che orienta lo stanziamento di importanti risorse ed il trasferimento delle stesse da un capitolo all’altro di spesa. Il documento fa una analisi della situazione e ufficializza che nella Regione il Pil è sotto la media nazionale e ammette che sono oltre 800.000 le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà assoluta. Il 20% della popolazione, dovrebbe essere una emergenza per chi governa il Veneto? Ma nemmeno per sogno. Alla fine il documento approvato taglia oltre 71 milioni di euro alla sanità, 31 milioni di euro alle politiche per il diritto alla casa, 10 milioni di euro per le politiche sociali. Se poi alziamo lo sguardo nel paese vediamo queste ingiustizie moltiplicate a dismisura: si toglie al 99% della popolazione per dare all’1% che diventa sempre più ricco.

Dovremmo essere tutte e tutti impegnati a costruire una forte opposizione, indicando nello stesso tempo una via d’uscita alternativa. Nel Veneto, come nel paese, sui grandi temi della precarietà, delle pensioni, dei diritti dei lavoratori, dell’opposizione alla guerra e alla devastazione dell’ambiente.

Invece stiamo perdendo un sacco di tempo in polemiche inconcludenti e dannose.
Non se ne può più di questo modo di discutere a sinistra.
Certo c’è di mezzo il livore competitivo per raccattare qualche voto, ma tra dileggi e offese si sta dando uno spettacolo assai poco edificante. E’ vero che sono polemiche che coinvolgono fette marginali di attivisti e, soprattutto nei “social”, anche qualche rete di furbetti mestatori di professione, ma questo clima ostacola un confronto di una qualche utilità.
Eppure noi di sinistra dovremmo avere come massima aspirazione non la soddisfazione dell’ego personale, bensì la saldatura con quel pezzo di umanità subordinata, oggi privata persino della percezione che possa esistere una soluzione collettiva per il proprio disagio economico e sociale.
Così non si va da nessuna parte.
Chi intende cimentarsi nella costruzione di una forza politica di sinistra deve almeno saper leggere la situazione in cui operare. Avere una idea di come avviare percorsi di ricomposizione negli strati sociali dove maggiore è la sofferenza prodotta dalle politiche liberiste, tenendo bassi i profili dei proclami, aumentando l’efficacia delle pratiche.
Dalla sinistra dobbiamo aspettarci una proposta che non agiti ribellismo ed un estremismo estetico, ma che abbia una lettura dei grandi processi in atto in rapporto alla condizione Europea, al fallimento della globalizzazione, alla crisi di sistema del capitalismo, alla finanziarizzazione, alla generalizzazione della guerra su scala mondiale.
Che sappia leggere il fallimento delle socialdemocrazie ma anche la marginalità della sinistra anticapitalista.
Che non sottovaluti “la propensione sovversiva delle classi dominanti” e la possibile arma di ricatto e repressione data dalla crescita di movimenti neo fascisti capaci di raccogliere le spinte di ribellione diseducate, primordiali, nichiliste di una classe sociale polverizzata e resa popolo indistinto.
Ma con altrettanta energia serve una sinistra attenta ai tempi della politica, non costretta a rincorrere in continuazione le mosse dell’avversario, capace di stare sul pezzo e quindi essere vera interlocutrice e non semplicemente una forza di sterile denuncia. Presente e rintracciabile sui territori e dentro le dinamiche dei luoghi.

Liberi e Uguali, rappresenta una opportunità oggettiva , una misura urgente. Un primo passo verso la ricostruzione di un partito di sinistra, con un programma concreto indirizzato al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei ceti popolari. Del resto è la ripartenza che le forze più rilevanti della sinistra in Europa hanno, prima di noi, saputo cogliere
Senza Oskar Lafontain la Linke in Germania non sarebbe la forza che gode tanto prestigio e consenso popolare. Eppure Lafontain era Presidente del partito socialdemocratico tedesco, persino ministro dell’economia e della finanza. Ma neppure senza Gregor Gysi, erede dei comunisti della Sed stalinista, la Linke oggi (partito dove coesistono socialdemocratici e Punk) esisterebbe.
Stessa osservazione sul “fare come Syriza”, tanto in voga qui da noi. Nel 2004 anno della sua nascita, fu positivo collante per l’alleanza tra decine di gruppi militanti con il più solido Synaspismós, ma solo nel 2012 la sua influenza diventa sempre più consistente proprio in concomitanza della confluenza di centinaia di amministratori locali provenienti dal Psok in disfacimento.
Per Podemos la questione viene posta all’ultimo congresso di febbraio 2017 e il partito esce con un documento approvato con il 51% dei consensi, con lo scontro aperto tra il “populista” Pablo Iglesias e il suo vice “socialista” Inigo Errejon.
Nella stessa “lista dei ribelli” francesi occorre ricordare che, sorvolando sulle cadute patriottiche e nazionaliste del leader, gran parte dei dirigenti provengono non dalla sinistra rivoluzionaria ma dalle file del partito socialista. A partire da Jan Luc Mélenchon senatore del Partito Socialista dal 1986 al gennaio 2010 (con un’interruzione dal 2000 al 2004) e delegato del ministro dell’educazione nel governo Jospin dal 2000 al 2002, per occuparsi dell’insegnamento professionale.
Per non parlare del Portogallo dove al governo esiste e si è persino rafforzata una coalizione che vede socialisti, comunisti ortodossi e il Blocco della sinistra radicale.

Liberi e Uguali prova a dare casa comune a quanti, pur con provenienze diverse, intendono costruire attorno alla centralità dell’uguaglianza un progetto di cambiamento.
Diventare un polo politico attorno al quale costruire una alleanza con la parte sana del sindacalismo, delle esperienze di mutualità, di impegno democratico e civile, di solidarietà.
In questo senso non è più tempo di polemiche accademiche , mentre è indispensabile rendere chiari gli obiettivi prioritari, le forme di lotta, i tempi di verifica dei risultati
E’ un percorso che parte come alleanza elettorale, un primo passo con valori e radici ben piantate nella tradizione del movimento operaio, ma con la capacità di pensare e agire per l’oggi e il domani.
Per chi come noi, comunisti non pentiti, ha aderito a Sinistra Italiana con la prospettiva di costruire un nuovo grande partito della sinistra, Liberi e Uguali è una opportunità nella quale impegnarci con determinazione e ottimismo, quello della volontà.

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