NO alla riforma costituzionale LE LITURGIE NON SERVONO

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Non raccontiamoci favole consolatorie, se per lo più  lo scontro sulle modifiche costituzionali dovesse rimanere una sorta di querelle tra giovani rampanti, moderni e spregiudicati come piace molto ad un opinione pubblica sussunta dal pensiero unico delle classi dominanti, e un manipolo di reduci, di testimoni di quello che fu una stagione lontana di diritti, di umanità, di speranze di uguaglianza,  la partita sarà persa.
La campagna martellante e sproporzionata per mezzi e capacità  messa in campo da Renzi ed i suoi potenti burattinai, propone una idea semplificata di democrazia.
Evoca riduzione di costi e privilegi, una sburocratizzazione che tagli,  nell’immaginario plebeistico, la schiera degli elefanti clientelari. Poco importa se tutto ciò  sia in realtà  una finzione infondata.
È  evidente che la difesa della sacralità della Costituzione nata dalla Resistenza, della sua immodificabilita’, sono argomenti che ci riportano ad un pensiero di trasformazione  democratica  di progresso collettivo, sradicato tanto quanto le organizzazioni della sinistra dallo “stato di cose reale”.
Più volte abbiamo detto che è obiettivo degli apparati del governo reale d’Europa di cui Commissione Europea e BCE   sono appendici visibili, cancellare ciò che resta delle Costituzioni antifasciste, per riorganizzare i rapporti di forza maturati dall’ offensiva  liberista di questi anni. Estirpare quella centralità del lavoro che per mezzo secolo ha legittimato lo stesso ruolo conflittuale delle classi subalterne  come motore delle conquiste sociali ed economiche.
È questa la vera chiave di volta ed è  qui che la campagna di coloro che, come noi, proveranno a portare il maggior numero di donne e uomini a votare No al referendum sulla riforma costituzionale, dovrà  vedere un salto di qualità.
I prossimi giorni saranno fondamentali, dovremo passare – moltiplicando con ogni sforzo possibile i banchetti informativi sul territorio – da una campagna di difesa dei nostri sacrosanti principi storici, ad una aggressiva campagna politica  contro le leggi infami sulle pensioni, contro le leggi che permettono  la libertà di licenziamento, contro la liberalizzazione dei contratti schiavistici per i giovani.
Dovremo spiegare che si vuole modificare le Costituzioni  in tutta Europa, proprio per cancellare anche formalmente il diritto a pensare  che con la ripresa delle lotte, con l’organizzazione collettiva delle rivendicazioni, le scelte contro la civiltà del lavoro possano essere rimesse in discussione.
Credo che a differenza di molti soloni, chi va ai banchetti a parlare con “la gente” si sarà  accorto  che citare l’art.1 della Costituzione fa scarso effetto ad una ragazza di 25 anni che lavora a chiamata con i voucer  o ad un uomo di 50 che si trova licenziato dopo una vita di lavoro e non sa dove sbattere la testa

 

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