A PROPOSITO DI CRIMINALITA’ E SICUREZZA: CHI MINACCIA IL BENESSERE DEI VENETI?

Volevamo evitare di “imbarcarci” in argomenti quali, immigrazione, sicurezza, criminalità, ovvero i cardini di questa ondata follia fondata sull’odio, la paura e l’ignoranza.
Ma volendo fare un modestissimo ragionamento sulle emergenze reali nel Veneto, era inevitabile precedere ogni altra riflessione, da una nota sulle questioni percepite dall’opinione pubblica come centrali.
Non c’è giorno che passi senza che una valanga di disinformazione travolga i veneti, orientandoli verso il nemico su cui scaricare tutte le proprie paure e frustrazioni.
Sicurezza e criminalità sono argomenti tra i più gettonati.
Il quadro è allarmante: ronde, osservatori di vicinato, allarmismo creato ad arte, singoli episodi usati per grandi campagne di condizionamento, i nuovi mezzi social usati per alimentare gli istinti primitivi.
La solita tiritera retorica ci dice che siamo veneti laboriosi e la minaccia certamente viene dall’esterno per sottrarci il nostro benessere e la nostra tranquillità.
E allora visto che le forze dell’ordine hanno le mani legate e devono agire secondo le leggi, che in questa emergenza diventano vincoli inadeguati, ci si deve difendere da se. Meglio se si approveranno norme e leggi che permetteranno di armarsi e ridurre al minimo la conseguenze di chi si troverà ad usare le armi.
Casi di violenza e criminalità ovviamente continuano ad esserci, spesso di dominio pubblico, soprattutto se si tratta di episodi brutali da cronaca nera.
Ma esiste davvero un’ emergenza sicurezza e criminalità nel Veneto? Il nemico incombe? Diremo di si.
Ma siamo sicuri che il nemico sia brutto, sporco, cattivo, nero, drogato, zingaro?

Chi e cosa minaccia i veneti: le grandi opere
Uno dei principali pozzi senza fondo sono le cosiddette “grandi opere”. Spesso si tratta di opere inutili, non prioritarie, annunciate con costi iniziali che nel corso di esecuzione crescono a dismisura. Pensiamo all’Alta Velocità ferroviaria, alla Pedemontana Veneta, ai passanti, complanari, tangenziali, ecc. oppure ai “progetti di finanza” come nelò caso degli Ospedali di Mestre, Santorso…
Sono nella loro natura occasioni per grandi profitti per chi si aggiudica progettazione studio lavori di realizzazione, manutenzioni e costi che si moltiplicano senza fine a carico del denaro pubblico.
Ma sono anche ambiti in cui il vero e proprio malaffare, la criminalità, possono trovare terreno fertile.
Dopo “mani pulite” il sistema criminale si è fatto più complesso, ma continua senza sosta a succhiare denaro pubblico, il nostro denaro.

A Venezia il solo affare delle paratie mobili contro l’acqua alta, noto come Mose, è costato ad oggi circa 5 miliardi e 493 milioni di euro, circondandosi di un intreccio di appalti, sub appalti, corruttori e corrotti, con decine di persone finite in manette ed un centinaio di altre coinvolte nell’inchiesta tutt’ora in corso ad opera della Procura di Venezia. Ricordiamo, tra tutte le figure note coinvolte e finite in carcere, l’ex governatore veneto, il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, per tre legislature a capo di una maggioranza di centro destra che comprendeva anche la Lega in più legislature

Questo malaffare quante risorse ha sottratto alla spesa sanitaria, all’istruzione, al sostegno degli anziani, all’edilizia popolare, alla messa in sicurezza di ponti , strade, patrimonio artistico e paesaggistico?

Chi e cosa minaccia i veneti: il grande affare dei rifiuti
Non meno rilevante sul piano criminale è la gestione dei rifiuti. Rifiuti tossico nocivi e ospedalieri bruciati in cementifici, rifiuti riutilizzati nella composizione di materiali per l’edilizia e per la realizzazione di autostrade (come nel caso clamoroso denunciato per la Valdastico il cui tratto Vicenza-Rovigo è stato realizzato sopra una valanga di rifiuti altamente pericolosi), discariche e cave abusive o irregolari …una marea di imprese, appalti, sub appalti, faccendieri e politici corrotti.
Leggere gli atti pubblicati della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ed in particolare la relazione territoriale sulla Regione Veneto, approvata il 23 giugno 2016, è assai istruttivo.
Anche in questo caso, come per le vicende che hanno portato Galan in carcere, ancora una volta un ruolo chiave è svolto dall’interno dell’apparato della Regione Veneto.
Uomo chiave l’ingegner Fabio Fior tra il 2000 e il 2014 dirigente generale della direzione tutela ambiente della regione Veneto, vicepresidente della Commissione tecnica regionale ambiente (CTRA), vicepresidente della Commissione regionale di valutazione di impatto ambientale e, da ultimo, l’incarico di dirigente regionale della sezione energia. Il Fior non limitava la propria attività illecita al rilascio delle varie autorizzazioni integrate ambientali ad aziende che non ne possedevano i requisiti di legge, per di più, eseguendo attività di collaudo dei relativi impianti, ma svolgeva in proprio anche attività imprenditoriale in modo occulto, mediante una serie di società che, pur avendo altri soggetti, come formali responsabili, in realtà facevano capo a lui, che operavano nel settore dei rifiuti e, in particolare, nel settore del controllo di discariche e di impianti, collocati in tutte o quasi le province della regione, una sorta di supporto logistico di tutte le attività illecite, che il Fior ha svolto impunemente, dapprima, quale dirigente della struttura dell’assessorato all’ambiente della regione Veneto per oltre un decennio e, successivamente, quale dirigente della sezione energia. Una vera associazione a delinquere, che è stata definita di “mafiosi senza mafia”. Un connubio tra imprenditori e settori corrotti delle istituzioni.
Ma in tema di rifiuti oggi la situazione è risanata? Oppure gli incendi di camion, imprese, impianti legati al cicli dei rifiuti di quest’ultimo periodo fanno emergere una nuova offensiva criminale? E aver avvelenato le falde d’acqua e quindi il ciclo fondamentale della vita, scaricando, indisturbati e per decenni, enormi quantità di famigerati PFAS (ma questo vale anche per l’atrazina, ma anche per il glifosato che tutt’ora viene utilizzato) compromettendo la sicurezza e la salute di centinaia di migliaia di cittadini, è o non è un atto criminale?
Si sa, ma sembra difficile dirlo: certo qui non è il marocchino che violenta la donna (atto gravissimo e che va immediatamente perseguito). Nel caso del traffico di rifiuti, degli scarichi di sostanze nocive, delle mancate bonifiche, di tratta di scelte che hanno provocato più morti del terrorismo.

Chi e cosa minaccia i veneti: mafia, ndrangheta, sacra corona unita, imprenditori, politicanti corrotti
Oramai Magistrati e studiosi concordano con il definire la presenza di Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra e di altre organizzazioni criminali straniere non più come un fenomeno di infiltrazione, bensì come un insediamento che da almeno un decennio ben si è relazionato con il tessuto imprenditoriale, professionale, istituzionale del Veneto.
In particolare nell’area occidentale del Veneto sembra maggiormente attiva la ‘ndtangheta, mentre ad est la camorra.
In primo luogo il riciclaggio di denaro sporco, con il prevalere degli introiti del traffico di droga. Soldi utilizzati per l’acquisto di imprese o quote di imprese dedite a svariate attività. Prestiti di denaro ad imprenditori in crisi a tassi usurai.
Attività nei settori edilizi, ma anche in ambito agricolo e agroalimentare. Una rete di gestione per fornire mano d’opera sottopagata. La lunga mano sui traffici dei rifiuti.
Il tutto favorito, come accertato dai numerosi interventi della Magistratura, da una ampia fetta di imprenditori “autoctoni”, dalle aree grigie del sistema bancario veneto, da una pletora di avvocati, notai, commercialisti, banchieri, uomini delle istituzioni corrotti e corruttori, presta nomi
Poche le azioni violente e spesso per regolare i conti tra bande, mentre le attività più rilevanti avvengono per sintonia tra mafia e imprenditori predisposti al malaffare già abituati ad evadere contributi dovuti ai loro dipendenti, prosperare con il lavoro nero, evadere il fisco, ignorare ogni normativa sulla sicurezza ambientale.
Attività e situazioni che dovrebbero far rabbrividire i veneti onesti

Chi e cosa minaccia i veneti: banchieri e i “grigi” affaristi
Vergognosa è stata certamente tutta la partita delle banche venete fallite che hanno depredato i risparmi di una vita di lavoro di tanti cittadini.
La crisi delle banche venete Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza verrà a costare cara alla collettività. La stima è del Codacons che spiega come “i 118.994 soci di Bpvi e gli 87.502 di Veneto Banca hanno subito il deprezzamento delle proprie azioni per complessivi 10 miliardi di euro, cui si aggiungono ulteriori perdite negli ultimi anni per quasi 9 miliardi di euro e aumenti di capitale per 6,5 miliardi”.
A tali cifre si aggiungono i costi del salvataggio di Stato varato dal Governo, che mobiliterà 17 miliardi di euro (soldi di tutti i cittadini) portando il conto complessivo della crisi delle banche venete a sfiorare i 42,5 miliardi di euro.
Si parla di manager “incompetenti” e di una gestione che nel solo vicentino ha coinvolto 34.000 famiglie con una perdita media di 49.000 euro ciascuna. L’avvio delle indagini sulla vicenda banche venete, non sembra partita bene, tanto che da Roma è ora stata affidata a Treviso e di questo passo il rischio di una bella prescrizione e tutt’altro che infondato. La magistratura dovrebbe stabilire le responsabilità di ciascun manager per una doverosa assunzione di responsabilità, soprattutto nei confronti dei piccoli risparmiatori che avevano depositato spesso i pochi risparmi di una vita di lavoro
Intanto a vedere la triste storia di Francesco Iorio, voluto nel Giugno del 2015 dall’allora presidente della cooperativa bancaria Gianni Zonin, c’è da rimanere basiti.
Iorio ha lavorato per Banca Popolare di Vicenza per 18 mesi e 4 giorni prima di dimettersi. Per questo periodo ha già incassato un totale 4.236 milioni di euro, a cui si aggiungono – come previsto dal contratto – altre due annualità, ovvero 3.4 milioni di euro, che portano il totale (salvo deroghe) a 7.636 milioni di euro. 13.858 euro al giorno, lordi, per 551 giorni di lavoro.

Naturalmente sono questioni che coinvolgono gente in giacca e cravatta, vicende tra potenti, tra furbi, troppo impegnative per far indignare il popolino. Meglio far credere che orde di criminali un po’ feroci un po’ pezzenti, abbiano invaso le nostre terre e che l’unica cosa da fare sia armarsi e sparare sul primo disperato che suona il campanello.

In realtà aver creato una emergenza sicurezza, avendo indicato nei rom, negli immigrati, profughi e clandestini, la principale minaccia, è servito al potere dominante, anche nel Veneto, a coprire il vero e dilagante malaffare.

Chi e cosa minaccia i veneti: dati oggettivi
Come abbiamo sinteticamente dimostrato, vi è certamente una criminalità e un malaffare assai radicato nel Veneto, che deruba il denaro pubblico, che depreda i cittadini, che minaccia costantemente la nostra salute e minaccia la nostra sicurezza. Ciò nonostante su questi aspetti l’opinione pubblica spesso è silente, oppure trova normale, inevitabile ma normale, che i potenti operino a loro piacimento.
Più facile scaricare tutto sulle orde barbariche che avanzano.

Eppure a leggere i dati del Ministero degli interni la realtà dice che non vi è nessuna invasione barbarica in corso.

I reati nel Veneto sono calati del 7% rispetto al 2016, dal 2014 ad oggi del 20%.
Il generale arretramento riguarda quasi tutte le tipologie di illeciti di cui spesso per stereotipo si accusano zingari, extracomunitari e balordi vari: scippi, borseggi, effrazioni, rapine.
Mentre crescono le truffe, le frodi informatiche (+4,5%) e i casi di usura (+9%).
Anche in questo contesto occorre ricordare che ai vertice dei reati più diffusi e perseguiti dalle Procure venete, spiccano quelli del mancato versamento dei contributi previdenziali, da parte delle imprese.
Si aggiungano poi i reati fiscali.
Solo quelli legati al lavoro nero producono in Veneto (dati Censis) circa 3 milioni annui di evasione fiscale da parte delle imprese.

Concludiamo con il più odioso dei crimini, tornato in queste ore alla ribalta a seguito della violenza subita da una minore a Jesolo. L’esecutore dell’atto è stato arrestato e per la cronaca si tratta di un senegalese. Ovviamente ci auguriamo che accertate le responsabilità vi sia la punizione che la nostra legge prevede.
Ma tanto è bastato per rinvigorire la campagna d’odio anti immigrati, in modo generalizzato e viscerale.
Una cappa di silenzio invece ammorba ogni ragionamento appena lo si sottrae al livore xenofobo, quasi un atteggiamento omertoso.
In Veneto nel 2017 sono stati segnalati ben 4733 casi di violenza sulle donne, 3107 presi in carico dai Centri assistenziali, 711 donne hanno dovuto ricorrere alle cure presso il Pronto Soccorso.
Abusi sessuali, economici, psicologici e maltrattamenti fisici che all’ 80% avvengono in famiglia, tra parenti o tra conviventi. Ricordiamo che nel 2017 in Veneto ci sono stati 13 femminicidi, tutti avvenuti in ambito fasmiliare.

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