Veneto, perchè scegliamo Sinistra Italiana

Ci farebbe piacere tornare a ragionare sulla crisi del manifatturiero nel Veneto, sul modello agricolo industriale e sui veleni che lo sostengono; sulla condizione dei giovani disoccupati e sul caporalato rappresentato dal collocamento privato; sull’emergenza inquinamento dell’aria e dell’acqua; sui traffici dei rifiuti; sugli affari loschi delle grandi opere imposte al territorio; sul reddito di cittadinanza; sul modello sanitario; sullo sfascio strutturale scolastico; sull’abbandono della montagna, sullo stato delle nostre coste, dei nostri fiumi, dei centri urbani e dei loro ghetti, dei paesetti e del disagio sociale. Comprendere assieme come queste vicende si incastrino e si incontrino con i processi globali. Ci piacerebbe rompere sul terreno di massa il pensiero unico che vuole i veneti in balia della xenofobia e rielaborare sul piano locale esperienze di fratellanza (sorellanza) internazionalista.
Ci piacerebbe coinvolgere tutte le energie per provare a dare risposte concrete, praticabili, credibili per ciascuno di questi è di altri aspetti. Risposte collettive.
Consapevoli che si deve provare, perché è possibile, a far vivere una alternativa, ricomporre una classe sociale oggi divisa, rimotivare i giovani sfiduciati, le compagne e i compagni demotivati e annichiliti. Ma dobbiamo provarci con convinzione, determinazione, spirito di servizio.
Per questo viviamo con disagio la tendenza a ripetersi dei personalismi, le divisioni covate nel rancore che puntualmente si ripetono, presentando agli occhi della nostra gente uno spettacolo che certo non aiuta a ripartire.
Noi dobbiamo fare i conti con una Regione laboratorio nazionale della destra radicale, con un ceto politico di governo disinteressato delle condizioni dei lavoratori, del mezzo milione di persone che sopravvivono sotto la soglia della povertà, della disoccupazione alle stelle, del territorio avvelenato. Impegnatissimo a legiferare la lotta alle nutrie, lo sterminio dei cinghiali, il diritto a cacciare fin dentro i giardini dei cittadini, solo per raccattare qualche manciata di voti lobbistici. Dove persino i ragionamenti seri sul significato di autodeterminazione e diritto al controllo popolare dal basso sui territori verso uno stato nazionale centralista, si sono trasformati in propaganda da operetta.
Viviamo e proviamo a fare politica in un paesetto della cintura della terraferma veneziana, dove la Lega ha percentuali di consenso che fanno rabbrividire, dove il territorio che ancora non è finito preda dello sviluppo speculativo è abbandonato al degrado. Dove gran parte delle attività produttive del modello molecolare, sono evaporate lasciando disoccupazione e precarietà, dove i giovani fanno fatica a rimanere.
Fra pochi giorni a Rimini si terrà il congresso nazionale che sancirà la nascita di Sinistra Italiana.
Da parte nostra auspichiamo un partito autonomo che grazie alla propria identità anticapitalista, risulti capace di articolarsi nei territori, riconoscendo pluralità e specificità, che si ponga l’ambizione collettiva di voler governare il cambiamento.
Ci serve un nuovo partito aperto che offra luoghi di organizzazione, che favorisca ambiti di militanza, di impegno politico, sociale, culturale, non un insieme nebuloso di stati d’animo e di opinioni.
Vogliamo un partito che sappia comprendere le dinamiche reali, che assuma un progetto ed indichi delle priorità d’azione, ma soprattutto vogliamo un partito che curi la costruzione del proprio insediamento sui territori, sappia raccogliere dalle esperienze locali, permetta a queste di essere parte centrale anche delle decisioni.

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